Il medico risponde
Domande frequenti
- Donare è un gesto d’amore.
- Può salvare la vita a bambini malati di leucemia, a chi, dopo un incidente, versa in gravi condizioni.
- Il sangue è necessario per molti interventi.
- Donare sangue Ti permette di controllare periodicamente la tua salute.
- Il donatore è una persona costante, responsabile e altruista che guarda il mondo in prospettiva, con la speranza di lasciare ai suoi figli un mondo migliore, solidale in cui gli uomini sappiano darsi forza superando le crisi per progredire nellagiusta direzione.
Ai donatori di sangue e di emocomponenti con rapporto di lavoro dipendente, ovvero interessati dalle tipologie contrattuali di cui al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, si da diritto ad astenersi dal lavoro per l’intera giornata in cui effettuano la donazione, conservando la normale retribuzione per l’intera giornata lavorativa.
Per legge, il sangue prelevato oscilla tra i 450 ml. +/- 10%
- Età compresa tra 18 anni e i 60 anni (per candidarsi a diventare donatori di sangue intero), 65 anni (età massima per proseguire l'attività di donazione per i donatori periodici), con deroghe a giudizio del medico;
- Peso non inferiore a 50 Kg.; Pulsazioni comprese tra 50-100 battiti/min (anche con frequenza inferiore per chi pratica allenamenti sportivi intensi);
- Pressione arteriosa sistolica tra 110 e 180 ml di mercurio e diastolica tra 60 e 100 ml di mercurio;
- Stato di salute Buono;
- Non può donare chi ha comportamenti a rischio, tipo: assunzione di sostanze stupefacenti, alcolismo, rapporti sessuali ad alto rischio di trasmissione di malattie infettive, o chi è affetto da infezione da virus HIV/AIDS o portatore di epatite B o C, o chi fa uso di steroidi o ormoni anabolizzanti.
Alcune condizioni patologiche o comportamentali non sono compatibili temporaneamente o definitivamente con la donazione in quanto dannose per il donatore e/o per il ricevente.
Il plasma congelato subito dopo il prelievo e scongelato al momento della trasfusione viene utilizzato in casi rari, ma di estrema gravità clinica: coagulazione intravascolare disseminata, porpora trombotica trombocitopenica, deficit di fattori dello coagulazione, gravi malattie del fegato con emorragia
Sono derivati dal plasma e sono l’albumina, le immunoglobuline generiche e specifiche i fattori della coagulazione. Essi sono il risultato della lavorazione industriale del plasma e costituiscono, in alcuni casi, dei farmaci salvavita. Le loro principali indicazioni sono: emofilia (A e B), malattie del fegato (cirrosi, cancrocirrosi…), carenze immunologiche, profilassi delle infezioni (od esempio tetano ed epatite B).
E’ sempre il caso di ricordare che il sangue non può essere "fabbricato" e la sua disponibilità dipende tutt'oggi unicamente e totalmente dalla generosità di comuni cittadini che decidono di diventare donatori.
II sangue donato viene rigenerato dall'organismo del donatore in poco tempo: bastano solo poche ore per tornare ad avere le stesse quantità di plasma e piastrine che si avevano prima della donazione, ed una settimana per rigenerare i globuli rossi. Ciò è possibile perché ognuno di noi ha una scorta che è posta nelle osa lunghe (femori, omeri, tibie), nel fegato e nella milza ed in minore quantità nelle ossa piatte come il cranio, lo sterno ed il bacino, per cui il nostro organismo, che è attentissimo alle proprie esigenze ha la capacità di “sentire” tutto ciò che accade in se stesso ( questo “sentire” i medici lo chiamano “omeostasi”) per cui provvede ad aggiustare ciò che non è più confacente alle sue esigenze, quindi butta in circolo, cioè nelle vene, quanto necessita.
La procedura di selezione del donatore (compilazione del questionario, visita medica con anamnesi ed esame obiettivo, accertamento dei requisiti fisici e laboratoristici) e la procedura di validazione biologica dell'unità donata (cioè l’autorizzazione ad essere trasfusa) si pongono come principale obiettivo la tutela della salute di chi dona e la sicurezza di chi riceve il sangue.
A questo scopo è importante che:
1) il donatore legga e compili con attenzione e senso di responsabilità il questionario ponendo al personale sanitario eventuali dubbi o chiarimenti.
Le domande relative ad alcuni aspetti molto personali delle abitudini di vita (rapporti sessuali a rischio, uso di sostanze stupefacenti) sono molto importanti e necessitano di risposte estremamente veritiere. Queste domande non vengono poste con l'intento di invadere la vita privata e il diritto alla riservatezza del donatore, ma per garantire una maggiore sicurezza trasfusionale in quanto Il'esecuzione dei test sierologici per il virus dell'epatite B e C, per il virus dell'AIDS e per la sifilide potrebbe non essere sufficiente.
2) il medico valuti con attenzione lo stato di salute del donatore attraverso il colloquio e la visita e con l'esecuzione degli esami ematochimici e strumentali che riterrà utili.
Alcune malattie infettive, causate da microrganismi (virus, batteri, protozoi) possono essere trasmesse da un individuo all'altro attraverso il sangue: la trasfusione di sangue, plasma o piastrine e l'utilizzo di farmaci plasmaderivati (albumina, fattori della coagulazione, immunoglobuline) rappresentano pertanto procedure a "rischio infettivo".
E' bene che la presenza di eventuali sintomi o segni indicativi di uno stato infettivo o il contatto con soggetti infetti siano sempre posti all'attenzione del medico.
La presenza di uno stato infettivo (i cui segni possono essere anche un banale raffreddore o il mal di gola) in fase acuta può dar luogo ad una transitoria viremia cioè alla presenza di virus nel circolo sanguigno. La convivenza con soggetti affetti da alcune malattie infettive (ad esempio morbillo, orecchioni, altre malattie esantematiche dell'infanzia) comporta la non idoneità alla donazione anche in assenza di sintomi in quanto il periodo d'incubazione di queste malattie può essere anche di qualche settimana.
La trasfusione di questo sangue "ricco" di virus in alcune categorie di pazienti (soggetti immunodepressi) potrebbe essere estremamente dannosa.
II rischio infettivo più temuto dai pazienti trasfusi è quello da HIV (virus responsabile dell'AIDS), da HBV (virus responsabile dell'epatite B) e da HCV (virus responsabile dell'epatite C).
Attualmente i test di laboratorio per la diagnosi di queste malattie sono molto sensibili e specifici e consentono di rilevare la presenza del virus nel sangue poco tempo dopo l'infezione: le nuove tecniche di biologia molecolare possono addirittura ricercare la presenza di frammenti del genoma virale nel sangue. Nonostante gli importanti progressi scientifici e tecnologici di questi ultimi anni non si è ancora giunti al "rischio zero". Esiste, infatti, un piccolo lasso di tempo in cui il virus è presente nell'organismo, ma non è rilevabile dai test di laboratorio: è il cosiddetto "periodo di finestra diagnostica”. E' proprio per ovviare a questo limite dei test che durante il colloquio viene attribuita particolare attenzione ad alcuni comportamenti considerati a maggior rischio (assunzione di sostanze stupefacenti, rapporti sessuali a rischio, occasionali, rapporti sessuali o convivenza con soggetti positivi per epatite B, epatite C o AIDS).
Le epatiti virali e I'AIDS in stadio conclamato si presentano in genere con un quadro clinico caratteristico. Per le epatiti il segno più tipico è l'ittero (colorazione giallastra della cute e delle sclere), accompagnato da disturbi gastrointestinali e da una forte debolezza; per I'AIDS sono caratteristici il forte calo ponderale, la presenza d'infezioni ricorrenti e gravi e l'insorgenza di alcune forme di tumore.
Lo stadio iniziale di malattia o la condizione di sieropositività possono essere del tutto asintomatici e silenti o dare disturbi molto generici e di lieve entità (malessere generale febbricola, inappetenza....), disturbi comuni ad altre patologie anche banali, come la sindrome influenzale.
In molti casi, però, i segni e i sintomi delle infezioni sono così leggeri da non essere nemmeno avvertiti dal soggetto e per questo motivo è importante il colloquio chiarificatore con il medico, soprattutto per rilevare la presenza di eventuali comportamenti a rischio di trasmissione di tali infezioni, e l'esecuzione di appropriati test di laboratorio.
Consenso Informato: è il consenso alla procedura di donazione che il donatore dà, mediante la firma di un apposito modulo, dopo essere stato correttamente informato (colloquio con il medico, materiale informativo) su tutto ciò che riguarda la donazione.
Nell’auto-Esclusione è il donatore stesso che non si ritiene idoneo alla donazione dopo aver preso visione delle cause di non idoneità (materiale informativo presente presso le sedi di prelievo o le associazioni di volontariato, questionario, informazioni acquisite dal colloquio con il personale sanitario o con altri donatori) consapevole della presenza di elementi che possono compromettere la sicurezza trasfusionale.
Pertanto il donatore può decidere di abbandonare il servizio trasfusionale senza dover giustificare la sua scelta; di parlare con il personale sanitario per avere ulteriori chiarimenti; di donare (per motivi di tipo personale, sociale, relazionale), senza che l'unità venga utilizzata a scopo trasfusionale.
Sospensione Temporanea: esistono condizioni patologiche o comportamentali non compatibili temporaneamente o definitivamente con la donazione in quanto dannose per il donatore (ad es. cardiopatie, ulcera gastrica o duodenale, anemia) o per il ricevente (malattie infettive, viaggi, tatuaggi, piercing).
Sono causa di sospensione temporanea quelle condizioni che trascorso il periodo di tempo considerato a rischio consentono la ripresa dell'attività di donazione, ad esempio sindrome influenzale, faringite (mal di gola), gastroenteriti, alcuni tipi di terapia, viaggi in zone tropicali, interventi chirurgici, gravidanza.......
Sono invece considerate cause di sospensione definitiva quelle condizioni per le quali si ritiene che il motivo di non idoneità non si modifichi nel tempo: ad esempio cardiopatie, tumori, anemia cronica, epatiti....
La tipologia di sospensione è regolata da normative nazionali ed europee e può subire variazioni in base al progresso delle conoscenze scientifiche e tecnologiche. Quali sono i motivi per cui non devono donare sangue coloro ai quali lo donazione potrebbe provocare effetti negativi sullo salute?
La donazione è un atto medico e come tale non è esente da rischi: all'atto stesso della venipuntura (inserimento dell'ago in vena) può dar luogo ad eventi avversi (lipotimie, formazione d'ematomi, flebiti). L'entità del rischio è direttamente proporzionale allo stato di salute fisica e psicologica del donatore: in soggetti in pieno benessere il rischio di danni correlati alla donazione è così basso da essere ritenuto di nessun significato concreto. Pertanto è estremamente importante la valutazione dello stato di salute del donatore da parte del medico e l'espressione di un eventuale giudizio di non idoneità in presenza di condizioni che anche solo ipoteticamente potrebbero essere dannose.
Malattie infettive come I'AIDS, l'epatite B e l'epatite C possono essere trasmesse attraverso la trasfusione di sangue, plasma, piastrine o la somministrazione di farmaci plasmaderivati (albumina, fattori della coagulazione, immunoglobuline). Alcuni stili di vita (rapporti sessuali a rischio, uso di sostanze stupefacenti) non sono compatibili con l'attività di donazione in quanto a maggior rischio di trasmissione di malattie infettive. II donatore potrebbe, infatti, essere prelevato durante il periodo della finestra diagnostica, momento in cui è infettante, ma risulta ancora negativo ai test di screening. I più recenti test diagnostici hanno enormemente ridotto la durata della fase finestra (per l'epatite C è di 70 giorni per I'HIV è di 22 giorni per l'epatite B è di 56 giorni); con l'utilizzo delle tecniche d'amplificazione genica (NAT) tali periodi si riducono ancora di più, ma non si annullano. Ed è proprio per questo che spetta al donatore comunicare in assoluta onestà la presenza di eventuali fattori di rischio.
Per "sangue intero" si intende il sangue prelevato, a scopo trasfusionale, da un donatore, utilizzando materiale sterile ed apposite sacche di raccolta contenenti una soluzione anticoagulante. La durata della procedura della semplice donazione dei sangue è in media di 5 - 10 minuti e comporta il prelievo di 450 ml di sangue (comprese le fiale per gli esami). Normalmente il sangue raccolto non viene utilizzato come tale, ma, mediante una particolare procedura chiamata “frazionamento”, viene separato nei suoi costituenti. Da una singola unità di sangue intero è possibile ottenere tre unità di emocomponenti: a) i globuli rossi concentrati, b) le piastrine, 3) plasma. Quasi sempre sono questi gli emocomponenti che vengono utilizzati a scopo trasfusionale.
La parola “aferesi” deriva dal verbo latino “ferre” cioè “portare” cui viene premesso l’ ”a”, che si chiama “alfa privativo”, che dà il significato di un asporto di qualcosa, cioè portare via qualcosa. Nel nostro caso con la metodica aferesica si toglie al Donatore quella parte del sangue di cui necessita il Ricevente, cioè Leucociti, i globuli bianchi (leucoaferesi), o Piastrine, dette anche Trombociti per la loro capacità di aiutare la coagulazione (piastrinoaferesi), oppure Plasma (plasmaferesi), oppure due componenti come Globuli rossi e Piastrine (eritropiastrinoaferesi), o Plasma e piastrine (plasmapiastrinoaferesi) oppure Plasma e Globuli rossi (eritroplasmaferesi). Quelle parti del sangue che non servono per il trattamento specifico vengono reimmesse nella vena affinché ritornino nel circolo sanguigno da cui provengono. Il trattamento aferesico si attua istituendo una circolazione extracorporea dopo aver reso incoagulabile il sangue del Donatore. Per questi motivi gli esami di laboratorio sono più approfonditi di quegli cui vengono sottoposti i Donatori che donano sangue totale. La procedura avviene mediante l'utilizzo di un'apposita apparecchiatura (separatore cellulare) che consente la separazione del sangue prelevato nelle sue componenti: viene raccolto in un'apposita sacca solo l'emocomponente selezionato, mentre, come detto sopra, il sangue residuo viene reinfuso al donatore.
II tempo di donazione può variare dai 30 ai 60 minuti con variazioni individuali condizionate da alcuni parametri: i più importanti sono rappresentati dai parametri di partenza del donatore (ad esempio il valore dell'ematocrito, delle piastrine) e dall'entità del flusso venoso.
I rischi connessi alle procedure di donazione sono assolutamente pochi e di piccola entità: i più frequenti sono la comparsa di ecchimosi nel punto di prelievo e la lipotimia (svenimento) legata in genere più all'emotività del soggetto che non al volume di prelievo. Solo molto raramente si verificano effetti collaterali più gravi che richiedono un trattamento terapeutico specifico.
II contatto con l'organizzazione dell'attività di donazione in tutte le sue fasi e con i suoi interlocutori (associazioni di volontariato, personale del servizio trasfusionale, donatori) deve fornire al donatore tutte le informazioni relative all'attività di donazione. II donatore in ogni momento può chiedere ulteriori chiarimenti.
II donatore, dopo aver preso tutte le informazioni che ritiene necessarie, è libero di ritirarsi o di rinviare la donazione in qualsiasi momento e può decidere se giustificare o no la sua scelta. In caso di donazione iniziata o completata, l'unità dovrà essere eliminata. Sarebbe preferibile in ogni caso, chiarire con il medico il motivo della propria decisione.
Qualora gli esami ematochimici e/o strumentali effettuati in occasione della donazione vengono valutati dal medico della struttura trasfusionale e il loro esito viene comunicato al donatore. In caso di riscontro di valori patologici il medico provvederà al richiamo del donatore per gli accertamenti del caso. Inoltre verrà consegnata al Donatore una busta contenente gli accertamenti effettuati da far recapitare al medico curante dell’interessato. II destino dell'unità donata dipende dal riscontro patologico rilevato: nel caso in cui venissero meno i criteri di sicurezza essa verrà eliminata.
Esiste il rischio che il donatore doni in un momento in cui la presenza di un agente infettivo non sia rilevabile né clinicamente né laboratoristicamente (si tratta del periodo d'incubazione, che coincide con il periodo di finestra diagnostica). Questo vale per le epatiti virali e per l'infezione da HIV, ma anche per altre malattie (morbillo, varicella, mononucleosi) che possono diventare pericolose se trasmesse a soggetti immunodepressi (con le difese al di sotto della norma) quali malati ematologici e oncologici. Pertanto è importante che il donatore comunichi tempestivamente eventuali malattie insorte nei giorni successivi alla donazione per consentire al personale del Servizio Trasfusionale di prendere i provvedimenti del caso (eliminazione dell'unità donata se ancora disponibile, oppure controllo e monitoraggio del ricevente e del donatore qualora la sacca sia stata già trasfusa).
